L’aumento dei costi delle materie prime, in particolare del bitume legato all’andamento del petrolio, sta producendo effetti sempre più evidenti sull’intera filiera delle infrastrutture stradali. Un tema che la Presidente SITEB Raffaella Donghi ha recentemente riportato al centro del dibattito nel corso di un intervento su Rai News 24, all’interno del programma condotto da Adele Grossi, evidenziando come la situazione attuale non possa essere letta come una semplice dinamica di mercato, ma come una criticità con impatti sistemici.
Il bitume rappresenta infatti una componente essenziale per la realizzazione e la manutenzione delle pavimentazioni stradali, ma anche una materia prima strategica per altri segmenti della filiera, come quello delle membrane impermeabilizzanti. Il suo prezzo, strettamente connesso alle dinamiche del petrolio e alle tensioni geopolitiche, ha registrato negli ultimi mesi un incremento significativo.
Per comprendere la portata del fenomeno, è utile considerare la composizione del conglomerato bituminoso: circa il 95% è costituito da inerti – sabbie e ghiaie con prezzi generalmente stabili – mentre il restante 5% è rappresentato dal bitume. È proprio questa componente, seppur minoritaria, a determinare oggi le principali criticità. Il prezzo del bitume è infatti passato da una media di 450–480 euro a tonnellata nel 2025 fino a valori compresi tra 650 e 800 euro, con un impatto immediato sui costi di produzione.
Per le imprese, le conseguenze sono concrete e misurabili: un’azienda che produce circa 100.000 tonnellate di conglomerato bituminoso utilizza mediamente 5.000 tonnellate di bitume, e un aumento di questa entità può tradursi in oltre un milione di euro di costi aggiuntivi. Un impatto che non si limita alla pavimentazione stradale, ma si estende all’intera filiera, coinvolgendo anche i produttori di membrane impermeabilizzanti, per i quali le materie prime di derivazione petrolifera possono rappresentare fino al 50% del costo complessivo del prodotto.
Si tratta di un comparto strategico per il Paese, composto in larga parte da piccole e medie imprese che operano quotidianamente sulla manutenzione e gestione di oltre 800.000 chilometri di rete stradale tra Comuni, Province, ANAS e concessionari autostradali.
“Siamo tra i fornitori più strategici dello Stato, e non si può sottovalutare una situazione come questa, perché non riguarda la singola azienda, ma l’intero sistema.”
In questo contesto, le criticità emergono con particolare evidenza sul fronte degli appalti. Molti lavori attualmente in corso o programmati sono stati affidati sulla base di condizioni economiche precedenti all’attuale scenario, rendendo oggi complessa, e in alcuni casi non sostenibile, la prosecuzione delle attività. Ne deriva una fase di incertezza che si traduce in rallentamenti operativi e in un atteggiamento di attesa da parte delle imprese, chiamate a confrontarsi con un contesto estremamente volatile.
A ciò si aggiunge un elemento normativo non secondario. Sebbene il Codice degli Appalti preveda meccanismi di revisione dei prezzi, la loro applicazione risulta oggi limitata e in parte inefficace, anche a causa del riferimento a indicatori non ancora operativi.
Il quadro complessivo evidenzia come la criticità non riguardi singoli operatori, ma assuma una dimensione sistemica. La continuità degli interventi di manutenzione, la qualità delle infrastrutture e la sicurezza della rete stradale sono elementi centrali per il funzionamento del Paese e per la tutela dei cittadini.
In questo scenario, emerge con sempre maggiore chiarezza la necessità di un confronto strutturato tra tutti gli attori della filiera e le istituzioni competenti. SITEB ha già avviato interlocuzioni con le principali rappresentanze del settore, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise e sostenibili.
🔹È possibile rivedere il video e ascoltare l’intervento a partire dal minuto 09:24.
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