Task force sulle infrastrutture

Il quotidiano La Stampa sottolinea le novità contenute nella bozza del Piano nazionale delle riforme che accompagnerà l’aggiornamento del Def in materia di infrastrutture

I soldi per le infrastrutture ci sono. Ancora ieri il presidente del Consiglio ha assicurato che nei prossimi tre anni il governo metterà sul piatto ben 53 miliardi di euro: 38 già previsti dai vecchi stanziamenti messi a bilancio più altri 15 da reperire anno dopo anno. Il problema semmai è spenderli tutti, bene e rapidamente, questi soldi. «L’esperienza di questi anni— è scritto nella bozza del Piano nazionale delle riforme che accompagnerà l’aggiornamento del Def – mostra che stanziare i fondi non basta per la realizzazione di opere di rilevanza strategica secondo tempi e modalità che rispettino gli standard di efficienza».

Burocrazia e tempi biblici
Tra lo stanziamento delle risorse e l’effettiva consegna dell’opera conclusa, infatti, passano in media due anni per lavori sino a 100.000 euro di valore e fino a 15 anni quando si va oltre i 100 milioni di euro. Tra gli ostacoli, oltre ai soliti vincoli di bilancio, ci sono infatti tantissimi fattori di natura legale, burocratica e organizzativa che si sono accumulati nel corso degli anni. Senza contare poi «la perdita di competenze tecniche e progettuali delle amministrazioni pubbliche, la complessità dell’interazione tra le amministrazioni centrali e territoriali, nonché gli effetti indesiderati del recente Codice degli appalti». Per questo col Pnr il Governo conta di introdurre una serie di novità. La prima è la creazione di una task force per «affrontare e rimuovere in tempi brevi questi ostacoli, disegnando procedure più celeri ed efficienti, rivedendo laddove necessario la recente normativa sugli appalti e valorizzando anche la modalità del partenariato pubblico-privato» in modo da raddoppiare le risorse in campo.

Monitoraggio continuo
«Le risorse ci sono, ma il più delle volte le spese in conto capitale iscritte nel bilancio dello Stato sono mere intenzioni rispetto a quello che in concreto viene poi realizzato a valle», spiega Pasquale Lucio Scandizzo, docente di economia a Tor Vergata e consulente del ministro dell’Economia Giovanni Tria. Scandizzo coordina una trentina di persone che oggi formano il primo nucleo di questa «task force» ispirata al Nucleo di valutazione introdotto negli anni ’80 dal governo Spadolini. «Nel nostro caso – spiega – si tratta di assicurare un coordinamento centralizzato del ciclo del progetto per le infrastrutture, attraverso un’azione continua di analisi e di monitoraggio per arrivare a mettere in campo progetti di qualità, sia in campo ingegneristico che economico». La seconda novità è l’istituzione di un «Centro di competenze» per offrire servizi di assistenza tecnica ed assicurare standard di qualità per la preparazione e la valutazione di programmi e progetti da parte delle amministrazioni pubbliche e per ricreare all’interno della stessa Pa l’intera gamma di quelle competenze, dalla progettazione tecnica a quella economica, che in questi anni si sono perse. «E a questo che pensava Tria quando giorni fa parlava di ricostituire un “nuovo” Genio civile», spiega il consulente del ministro. «Noi abbiamo preso come modelli Canada ed Australia— prosegue – due paesi che dopo una forte crisi infrastrutturale negli ultimi anni hanno investito molto nella capacità di realizzare nuove opere. Oggi l’agenzia australiana, ad esempio, fa un lavoro importantissimo: offre servizi ed indica metodologie da seguire ed è anche in grado di attirare nuove risorse dai privati». Si tratta, è scritto ancora nel Pnr, di «selezionare e realizzare le opere pubbliche con un più alto tasso di rendimento in termini economici e di benessere dei cittadini in modo da moltiplicare gli interventi che si possono realizzare nel rispetto dei vincoli di bilancio grazie all’attrazione di nuovi investimenti privati».

Subito piccole opere
In concreto cosa realizzare? Ferme per un pit stop (l’analisi costi-benefici) tutte le grandi opere, la strategia del governo punta a dare priorità ad una rete di piccole opere diffuse «per riparare, dove possibile, o sostituire, dove necessario, quelle esistenti». In cima alla lista viabilità e sicurezza di ponti, gallerie e strade interne.

Paolo Barone – La Stampa