Asfalto: si chiama così anche un blog di gente che lo conosce davvero troppo bene. E sta per chiudere.

Partiamo da un blog, si chiama Asfalto e sta per chiudere. Non è un blog contro o a favore di qualcosa, ma un blog oggettivo che parla di qualcosa, la strada, guardandola con gli occhi della gente che sull’asfalto vive e che sente la strada come propria dimora.

Questo modo diverso di pensare l’asfalto ci aiuta a sottolineare ancora una volta l’approccio di buonasfalto, “aperto” verso i tantissimi usi che le persone fanno della materia asfalto, non a caso definito “il carattere della città” nella XX Triennale di Milano – curata da Mirko Zardini – che per prima ha offerto, già nel 2003, “ … una lettura trasversale delle trasformazioni urbane tramite la storia di un materiale tanto diffuso quanto invisibile”.

Ci piace quindi dedicare il primo articolo ad un materiale così “invisibile” e dimenticato dai cittadini normali, presi e indaffarati, cominciando da persone altrettanto “invisibili”: quei “senza fissa dimora” che pure condividono con noi lo spazio urbano costretti a farne, di fatto, la loro casa.

Lo spunto ci è venuto dallo scoprire, in rete, l’esistenza di un blog che si chiama Asfalto, autodefinito “il blog delle persone senza dimora”, e prodotto dalla cooperativa bolognese La Strada (altra significativa coincidenza) come utile prodotto finale di attività e corsi di informatica dedicati a ex tossicodipendenti e disagiati, frequentatori del “centro diurno” di via Del Porto, a Bologna, con l’obiettivo di favorire anche il loro reinserimento lavorativo e sociale. Chi fosse interessato a maggiori informazioni su questa iniziativa, può trovarle suhttp://viadelporto.splinder.com/.

Nato nel 2006, Asfalto è stato il primo blog italiano con una redazione di strada. Con oltre 70 membri, centinaia di argomenti letti e discussi in oltre 125 mila contatti totali Asfalto ha “cercato di raccontare la strada e i margini della condizione umana”, anche per cercare di facilitare comunicazione e reciproco rispetto/comprensione tra i “diversi” utilizzatori delle strade cittadine, che a buonasfalto piace raccontare anche come “ruote” diverse su uno stesso asfalto: quelle delle auto o dei passeggini dei bimbi da una parte, e quelle dei carrelli da supermercato pieni di cartoni e qualche “fortunosa” coperta dall’altra.

Come si potrà notare dallo scatto che riportiamo, il mancato rinnovo dei finanziamenti all’iniziativa ha portato volontari e promotori, nel settembre 2010, a mettere provocatoriamente “in vendita” su e-bay per 15.000 euro questo blog, che era riuscito anche ad offrire know-how, metodi, obiettivi, colleghi e orari a chi sulle strade si trova, altrimenti, fin troppo libero e troppo solo.

Ci è sembrato pertanto giusto, proprio per la funzione di collegamento che buonasfalto svolge tra chi lavora con il bitume e tutti coloro che ne usano i risultati, segnalare al pubblico e alle imprese del settore questa storia, che potrebbe anche trasformarsi in una buona idea per una iniziativa di PR dall’indiscutibile valore etico e per di più straordinariamente in tema con un settore che sa fare strade confortevoli ma certamente non per dormirvi, quanto per andare, tutti, più avanti.